di Francesco Onofri -
Alla fine il colloquio in Loggia con il Sindaco c’è stato. Un colloquio franco e cordiale.
Un confronto su vari temi della città.
Sia Adriano Paroli che Fausto Di Mezza – che ho incrociato nell’entrare - evidentemente leggono parlaBrescia.it perché avevano ben presente la mia risposta al messaggio del Sindaco che mi era giunto attraverso i giornali.
Da qui la giusta richiesta di un colloquio per un chiarimento de visu, per non lasciare nell’ambiguità o nel sentito dire le rispettive posizioni.
I punti di vista sono chiari e legittimi. Il Sindaco cerca di allargare la sua maggioranza.
E il fatto che cerchi noi significa anche - ma non solo - un certo grado di apprezzamento, del quale ho ovviamente ringraziato. Ma Piattaforma civica, si sa, ha obiettivi e percorsi diversi per merito e metodo.
E soprattutto intende continuare la sua opera di coinvolgimento, di conoscenza della città e dei cittadini. In particolare di quelle persone che, come dice Manneheimer sul Corriere della sera di domenica 13 maggio, non si riconoscono più nei partiti, hanno perso fiducia. Persino tra i militanti vi è un gran numero di sfiduciati.
Rimangono però in molti quelli che cercano uno spazio libero nel quale poter dire la loro e fare la loro parte. E non solo per strillare e rottamare ma soprattutto per costruire un’idea di governo.
Piattaforma civica è questo spazio.
Siamo tuttavia per molti versi un corpo estraneo rispetto alla politica attuale e non so se l’innesto potrà funzionare o se ci sarà il “rigetto”. Dipenderà da tante cose, la prima delle quali il consenso al nostro progetto e alla nostra visione.
Tanto per essere chiari, chi vorrà progettare con noi un disegno di governo, deve sapere che:
* la formazione della squadra degli assessori – da annunciare in anticipo – e le nomine degli amministratori delle società del Comune o dei vari enti dovranno seguire criteri di competenza, di libertà, di disinteresse, di rotazione. Si devono eliminare del tutto e non solo un po’ le logiche del clan, della spartizione correntizia, dei favori dati e da restituire;
* occorre un ricambio generazionale e di persone, perché non se ne esce da questa palude della politica con nomi e volti che si perpetuano e si ripropongono da decenni. L’esperienza è utile e c’è bisogno dei più esperti, che però si devono mettere al servizio, civicamente, senza rivendicare posti di potere.
Non ci sono altre possibilità: questo è l’unico modo per cambiare e per impostare una relazione sana e nuova con gli elettori e con gli alleati, una relazione fondata su un rapporto diretto, sulla fiducia, sulla lealtà, sull’assunzione della responsabilità personale. E su nomi nuovi altrimenti gli elettori non ci crederanno.
Chi ci sta ce lo dica.
La partita è aperta, e noi intendiamo giocarla in modo franco.
Saranno i cittadini a decidere se darci la loro fiducia.
Noi, da parte nostra, faremo di tutto per meritarcela.
parlaBrescia.it
I no e i sì da dire
Dibattito pubblico: Beccalossi, Delbono, Castelletti e Onofri
Lunedì 14 maggio - ore 20.30 - Auditorium Capretti
Incontro Dibattito
Partiti politici e/o Liste civiche
Viviana Beccalossi - Popolo della Libertà
Emilio Delbono - Partito Democratico
Laura Castelletti - Brescia per Passione
Francesco Onofri - Piattaforma Civica
Assessore a mia insaputa
di Francesco Onofri -
Ho letto con una certa sorpresa sul Giornale di Brescia dell’8 maggio che il mio nome “rimarrebbe” sul tavolo del sindaco Adriano Paroli tra quelli dei possibili sostituti dell’assessore Di Mezza, che si dimetterà per entrare nel consiglio di sorveglianza di A2A. E leggo che questo mio ipotetico coinvolgimento sarebbe da vedere in prospettiva di future alleanze per le amministrative del 2013.
Devo dire che non sapevo nemmeno di esserci mai salito su quel tavolo in quella veste. In questo dice bene l’autrice del pezzo, Nuri Fatolahzadeh, quando scrive che non ci sono mai stati contatti neppure informali.
In ogni caso, se da un lato non potrei certo dolermi se qualcuno mi proponesse di diventare assessore della mia città, dall’altro però devo precisare in proposito alcune cose in modo chiaro:
● non è per questi canali di comunicazione indiretta sui giornali che si instaurano rapporti destinati a durare;
● non è per questa via che sono interessato a dare il mio contributo al governo di Brescia; non è tra gli obiettivi di Piattaforma Civica, che presiedo, né tra i miei personali, quello di aderire all’ultimo momento ad una linea politica che su molte scelte strategiche e molti modi di fare non condivido (parlabrescia.it ne è testimone), pur essendo apprezzabile il lavoro svolto in varie circostanze dai singoli assessori, e Fausto Di Mezza è tra questi;
● tra i “modi di fare” che trovo lontani dalla mia visione civica della politica c’è proprio quello di collocare in A2A referenti dei partiti che attualmente compongono la Giunta e addirittura un assessore (il cattivo esempio lo diede peraltro il centro sinistra); non solo perché l’anno prossimo la Giunta potrebbe cambiare fisionomia, ma soprattutto perché la politica deve a mio giudizio fermarsi “sulla soglia” della partecipata, indicare amministratori di cui abbia piena fiducia ma che non siano legati a doppio filo con le logiche dei partiti. I criteri corretti per le nomine sono altri, e mentre mi sembra che Milano li abbia seguiti, Brescia lo ha fatto solo in minima parte;
● Officina della città, prima, e Piattaforma civica, poi, hanno sempre avuto un dialogo sia con la Giunta che con i consiglieri di minoranza, invitandoli a parlare in riusciti incontri pubblici su vari temi (dalle ciclabili, al metrobus, alla sicurezza). Allo stesso modo dialogheremo perciò anche in futuro con i vari partiti.
Tra le condizioni minime, ma non certo remissive o accomodanti, di questo dialogo c’è però quella primaria ed indispensabile di una condivisione di obiettivi e di metodi.
Non vogliamo in particolare essere relegati ad un ruolo subalterno, né vogliamo che la nostra identità e il nostro impegno civico siano strumentalizzati per apporre l’etichetta del civismo su coalizioni mosse dalle vecchie liturgie.
Noi non vogliamo essere compartecipi di questi processi, perché il nostro preciso obiettivo è stimolare e favorire il rinnovamento della politica locale.
Associazione Carcere e Territorio compie 15 anni
L'Associazione Carcere e Territorio Onlus compie 15 anni e ha organizzato una serie di iniziative che diffondiamo volentieri. Pubblichiamo la lettera del Presidente di Carcere e Territorio Carlo Alberto Romano. _________________
Carissima/o, è con estremo piacere che l’Associazione Carcere e Territorio Onlus La invita a prendere parte agli eventi di celebrazione del 15° anno di attività, sul territorio bresciano, dell’Associazione stessa.
L’occasione di ricordare l’importante traguardo raggiunto dal volontariato penitenziario bresciano è resa ancor più significativa dalla concomitante ricorrenza del 25° anniversario della nascita del VolCa (Volontariato carcere della Caritas), altra storica presenza associativa di settore del nostro territorio.
Dal desiderio condiviso dalle due realtà di rievocare le origini e il senso dell’agire a favore delle persone inserite nel circuito penale e dalla comune volontà di ringraziare la Comunità per il sostegno offerto nel corso degli anni è nata l’iniziativa “Brescia: Il VOLto CArcerario dell’ACcoglienza Territoriale”
Il comitato organizzativo ha pianificato, in seno alla suddetta iniziativa, una serie di eventi, rivolti alla comunità bresciana, fra i quali l'allestimento di una cella e di alcuni stands inerenti il mondo penitenziario, previsti in Piazza del Mercato nel pomeriggio di sabato 12 e nella intera giornata di domenica 13, la premiazione del concorso letterario "Palla al piede" (gestito in collaborazione con il Giornale di Brescia) prevista nella mattinata di venerdì 11 e una giornata di studio orientata alla stesura di una “Carta bresciana dell’inclusione post detentiva” prevista nella mattinata di sabato 12 maggio p.v. presso la Sala Piamarta di Via San Faustino 74 a Brescia, il cui programma allego alla presente.
Confido in una Sua presenza interessata e, se Lei vorrà, anche nell'espressione di un Suo contributo partecipativo, senz'altro utile ai fini preposti all'iniziativa stessa. La speranza è quella di raccogliere nuovi stimoli per migliorare costantemente i servizi offerti e di incontrare persone che, con sincero entusiasmo si impegnino, con noi, a guardare oltre le sbarre di una cella, verso modalità differenti di intendere la sanzione punitiva. Con la speranza di incontrarLa comunque in una delle prossime giornate ci è gradita l’occasione per porgerLe distinti saluti.
Il Presidente di ACT Onlus Carlo Alberto Romano
Vedi i volantini di presentazione:
Giornata di studio
Le giornate del volontariato penitenziario bresciano
Due proposte per A2A: bonifiche e know-how
L'emergenza di A2A va affrontata con un occhio alla governance e, come scritto in un altro pezzo pubblicato nel nostro blog, l’altro al piano industriale. Non sta a noi ma al management predisporlo, a noi azionisti e portatori di interesse (stakeholder) preme ragionare su cosa farà in futuro la società e la cosa che ci interessa meno è… quella su cui si e’ investito di più: la produzione di energia da fonti tradizionali.
Il mercato sta dando indicazioni molto chiare: l’incremento delle energie prodotte da fonti rinnovabili è in forte crescita e ha la precedenza nella sua distribuzione su quella prodotta da fonti tradizionali, conseguentemente le centrali “spente” o tenute in stand by non si contano. Puntare sulle fonti tradizionali bisognose di importanti investimenti per una società pesantemente indebitata potrebbe rivelarsi presto un pessimo affare e se il sistema Italia deve correttamente tutelarsi e mantenere margini produttivi per sopperire ad ogni evenienza non per questo tale compito deve vedere A2A caricata di una responsabilità che non ha mai avuto.
Diversamente ci sono due importanti settori, economicamente redditizi e socialmente sensibili, nei quali sarebbe utile concentrarsi: l’ambiente in una visione molto più ampia del tradizionale e l’impiantistica ad esso connessa.
Il bisogno di termo valorizzatori per la gestione di un ciclo completo della gestione dei rifiuti è in crescita più o meno in tutto il mondo. Molti paesi dell’Europa orientale sono in condizioni difficili, in Cina il business ambientale è uno dei più interessanti; questo per dire in due parole quale sia il mercato al quale guardiamo nel nostro ragionamento: un mercato globale come quello che le aziende private di Brescia affrontano tutti i giorni senza troppi patemi e con molte speranze.
A2A grazie ad ASM ha una esperienza strepitosa e tutte le conoscenze tecnologiche del caso: manca chi sappia trasformare questa ricchezza in un business remunerativo. Ancora una volta è una questione di uomini e ancora una volta emerge un limite frequente nelle grandi aziende non solo italiane: forse affidare le massime responsabilità gestionali in aziende vocatamente industriali a chi pensa soprattutto agli aspetti finanziari, anche nel caso essi si mostrino particolarmente capaci, non e’ la cosa migliore.
C’è però un tema tremendamente importante per Brescia ed è quello legato alla bonifica e al recupero di grandi aree cittadine. La nostra e’ una città malata con elevatissimi tassi di inquinamento non solo atmosferico: non è solo il traffico urbano che rende poco salubre l’ambiente in cui viviamo ma l’inquinamento deriva da fonti diverse per alcune delle quali il compito di bonifica appare immane. Le risorse necessarie per rendere più sano il nostro vivere sono a dir poco imponenti, se non scoraggianti nella loro dimensione. I tempi hanno a che fare con le generazioni più che coi mandati amministrativi. Sono certamente possibili, in alcuni casi obbligatori, i concorsi tra attori privati e il Pubblico per bonificare le aree ma in ogni caso se le future amministrazioni comunali avranno il coraggio civile di mettere mano a ciò che silenziosamente è stato nascosto sotto il tappeto si creerà una domanda pubblica di intelligenza e di strumenti applicati alle bonifiche e in generale al recupero ambientale di durata poliennale.
E' un settore delicatissimo perché di ecomafie si parla e si legge in continuazione. Ma è anche una opportunità di sviluppo territoriale perchè se A2A tornasse ad essere il braccio operativo dei Comuni, pur nelle formula post fusione e post quotazione, almeno le risorse pubbliche entrerebbero in un giro virtuoso e sorvegliato: dalle Università alle nuove iniziative imprenditoriali che potrebbero nascere in molti e non solo qualcuno potrebbero avere ritorni importanti. Stakeholder, imprese, ricercatori potrebbero risanare Brescia sotto il profilo della salute e farne un esempio virtuoso di spessore internazionale nonché rappresentare una nuova ricchezza imprenditoriale, un esempio di quel settore legato alla green economy di cui si favoleggia per trovare una nuova dimensione di sviluppo territoriale per la città; mens sana in corpore sano…. Senza fare ipocritamente gli struzzi.
Un po’ di chiarezza su A2A
Facciamo un po’ di chiarezza su alcune questioni, a futura memoria e a immediato avviso ai naviganti. Partiamo dalla tanto vituperata fusione con AEM.
Il piano industriale sottostante è ancora oggi considerato valido, le ragioni che la suggerirono concrete, le polemiche che si trascinano invece inutili.
La fusione è fallita per due motivi che industriali non sono:
1. perchè all’atto dell’insediamento si affidò con un vero colpo di mano alla controparte milanese di AEM la presa di possesso della gestione. Inutile riconsiderare i tecnicismi e i percome, seguiamo un ragionamento anglosassone: alla prova dei fatti il gruppo dirigente di AEM non si è dimostrato efficace. Del resto anche i conti di AEM e ASM prima della fusione erano molto diversi.
2. Il secondo motivo risiede nell’ingresso della nuova grande società nella sfera di influenza del governo e della politica nazionale; il gioco era diventato troppo grande per politici leggeri come quelli bresciani. E se già nel periodo preparatorio alla fusione erano individuabili i “via libera” delle segreterie nazionali dei partiti e degli esponenti di governo, nei mesi e negli anni immediatamente successivi il management si è messo a cercare referenti che non erano solo locali ma nazionali.
Non si spiegherebbe in altro modo il discutibilissimo investimento in Montenegro o gli stop and go nelle trattative con EDF sul futuro di Edison, nonchè a paventata supermultiutility di cui si parla sui giornali. In una sorta di gioco dei quattro cantoni A2A ha avuto come padroni in condominio il governo e le correnti nazionali dei partiti, i due comuni, le istituzioni finanziarie, il management: tanti padroni, nessun padrone, tutti poteri forti con una presa debole sulle strategie societarie ma ferrea sui propri immediati interessi. Non poteva che finire male.
Veniamo all’oggi: alzi la mano chi ha fiducia nella lungimiranza di un sindaco arruolato nella sinistra radicale e in uno di estrazione culturale ciellina i cui risultati amministrativi sono messi in discussione anche dai suoi primi elettori. A2A ha bruciato un enorme patrimonio materiale e immateriale: il mercato ha dato il suo giudizio e il titolo è in caduta libera in attesa di mani forti interessate a precostituire posizioni da giocare al momento del calo della quota dei comuni che renderà contendibile la società.
Gli stakeholder, cioè i cittadini, hanno chiuso il credito di fiducia al punto tale che oggi sarebbe impossibile convincerli ad accettare ciò che in passato fu possibile: i costi sociali di un termovalorizzatore o i cantieri del teleriscaldamento. Il debito accumulato fa tremare i polsi. Che faranno i due sindaci? Nessun colpo d’ala pare, Cencelli dixit. Nemmeno di fronte ad una situazione agonica si ha il coraggio di fare ciò che sarebbe doveroso: dare un forte segnale di discontinuità, sostituire gli organi uscenti e il management (per dirne una, dove è la Lega di scopa e di ramazza?) e avviare una gestione che faccia pulizia nel bilancio partendo da un piano industriale che A2A, sembra incredibile, non ha mai approvato.
La governance non è neutra rispetto al piano industriale, come non lo è la scelta degli amministratori: il cuore di una società è il piano industriale e gli uomini che se ne assumono la responsabilità. Ci rendiamo conto che ciò significherebbe che i sindaci si dovrebbero mettere a fare il mestiere degli azionisti, arte sino ad oggi loro sconosciuta. Deve essere però chiaro che se le scelte non saranno soddisfacenti il mercato continuerà nel suo giudizio negativo e alla fine la prossima amministrazione di Brescia tra un anno sarà chiamata a scelte traumatiche: cose antipatiche che non ci piacciono, non prive di un precedente, ma inevitabili.
Ricordiamoci, ricordiamoci bene che quando si tratta di capitali collettivi la responsabilità è eticamente ancor più rilevante di quella necessaria in una società privata.
La pianificazione urbanistica secondo Vezio De Lucia
Venerdì 20 aprile si è svolto l’incontro con l’arch. Vezio De Lucia, docente di urbanistica e autore di numerosi piani di riassetto territoriale (Penisola Sorrentina, piano territoriale di Venezia), nonché autore di numerosi libri e pubblicazioni.
La breve disamina sulla storia della pianificazione territoriale è stata svolta tracciando una linea temporale (l’anno 1980) che divide due concezioni diverse. Prima del 1980 vi è stata, nel processo di sviluppo economico tumultuoso, la devastazione sistematica del territorio ad opera della speculazione (esempi eclatanti delle colline di Roma e Napoli, con rari esempi di difesa del territorio, come le colline di Firenze e Bologna).
Contemporaneamente vi sono però stati esempi di tentativi di porre ordine al disordine urbanistico, come la legge 167 e la promulgazione della carta di Gubbio del 1960, che sancisce il principio di difesa dei centri storici come monumento a sé, e non più come area interessata dalla presenza di alcuni monumenti isolati.
Dopo il 1980 è subentrato un proliferare di nuove leggi (Galasso del 1985, difesa del suolo del 1989, piani dei parchi del 1991), ma con pochi effetti e con lo sviluppo esponenziale dell’abusivismo, seguito da ben tre condoni nel giro di soli 18 anni (1985, 1994, 2003): a Roma circa 1.000.000 di persone vive in case abusive successivamente condonate.
La stabilità e le sue trappole
di Marco Nicolai* -
Da tempo il Patto di stabilità interno (Psi) pregiudica l'autonomia finanziaria degli enti territoriali.
Un ente non può usare la propria liquidità per pagare i fornitori o accantonarne per investimenti futuri perché gli viene sottratta dallo Stato anche per salvare enti irresponsabili.
Basti pensare a quando l'ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa salvò il Lazio dal dissesto per debiti sanitari. È evidente la necessità che agli impegni comunitari partecipino tutti, ma tale coinvolgimento deve premiare chi governa con efficienza e sanzionare chi amministra male. In realtà, il Psi è uno stupido algoritmo, tanto che ha premiato Comuni già in dissesto finanziario o che lo sono stati l'anno successivo (nel 2009 Rocca Priora, Benevento, Velletri e Napoli). Diffidatene, pertanto, sia quando censura, sia quando premia.
Si pensi agli indicatori di virtuosità previsti dalla legge di stabilità 2012, che hanno permesso di considerare virtuoso il Comune di Brescia.
Per la selezione si sono considerati tre indicatori, due dei quali, con il 75% di ponderazione, fortemente condizionati dalle entrate autonome, a vantaggio dei Comuni che hanno utili derivanti da società partecipate, come nel caso di Brescia in A2A. Inoltre, le modalità con cui è stato prodotto l'iter selettivo del 896 di circa 2,300 Comuni, non sono contenute nello schema di decreto e ciò fa dubitare i tecnici. Perché si sono presi in considerazione solo i dati del 2009 e non un periodo di più anni? Perché il rispetto del Patto solo per il 2010 e non per il 2011? Perché poi non si considera il debito? Con la conseguenza che un ente che scarica sulle amministrazioni future i propri impegni (vedi il dibattito sulla metropolitana e sui debiti ereditati dalla giunta attuale della nostra città) potrebbe risultare più virtuoso di un ente senza debiti. Certo è che le amministrazioni non sono valutate né per il rapporto costo-qualità dei servizi, né per come il trasporto urbano, i servizi sociali o la sicurezza siano assicurati a livelli adeguati e apprezzati da tutti i cittadini. Apprezzamento che in Inghilterra è certificato da un sondaggio pubblico e reso trasparente dai confronti fra enti a cura della Audit cornmission.
Una lettera sui rischi da inquinamento
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento della dott.ssa Antonella Bertolotti che ringraziamo ------
Esistono studi a breve termine che evidenziano la relazione tra malattie cardiache e respiratorie a livelli di inquinamento registrati nei giorni immediatamente precedenti all’evento. A Firenze, per esempio, sono state valutate le tra livelli giornalieri di inquinanti atmosferici (PM10, biossido di azoto, NO2, SO2) ed eventi sanitari quali la mortalità ed i ricoveri ospedalieri. Molto interessante è stato uno studio, eseguito sempre a Firenze, che ha rilevato una associazione positiva tra visite urgenti ospedaliere per sibili nei bimbi di età inferiore a due anni e l’inquinamento da PM10, NO2, So2.
Nelle aree a forte urbanizzazione si verifica un eccesso di rischio per sintomi asmatici e bronchitici. Le malattie respiratorie legate all’inquinamento atmosferico sono rappresentate dai tumori polmonari, dall’asma bronchiale, dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il cancro è diventato la seconda causa di morte nei paesi industrializzati e nel 90% dei casi il responsabile è il fumo. Ma vi sono, fra le cause, l’inalazione delle polveri di amianto (asbestosi), tipiche di alcune malattie polmonari. L’asma è una infiammazione dei bronchi e la broncopneumopatia cronica ostruttiva comprende tre patologie quali la bronchite cronica, enfisema polmonare, l’asma bronchiale cronica.
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